...Parole, suoni, fantasmi nella nebbia...
...qui sotto ci sono appunti sparsi...una scrittrice che non conoscevo bene, ma che è entrata definitivamente nel mio personale paradiso........un gruppo meraviglioso, di cui sto ancora cercando disperatamente il secondo album....l'immagine di un luogo musicale dove mi rifugio spesso...e un luogo fisico, dove stato quasi 10 anni fa insieme a mia sorella....e dove vorrei tronare...un luogo che mi sconvolse l'anima.....camminai per ore, in solitaria....assaporai l'acqua dell'atlantico...i miei demoni che mi scagliavano ovunque...fra onde...rocce...precipizi....ci voglio tornare.....lì, piano...camminando ancora per tutte quelle miglia dalla stazione dei treni...giù e su...fino ad incontrare....quel panorama...



. il respiro. la nicotina. la pioggia torrenziale.
“Nel deserto si recano profeti ed eremiti; viandanti ed esuli lo attraversano. I leader delle grandi religioni vi hanno cercato i valori spirituali e terapeutici del ritiro, non per fuggire ma per trovare la realtà.”
. quale realtà ci si potrebbe chiedere.
. la realtà di quello che mangiamo.
“Uno studio del 2002 ha dimostrato che l’esposizione, già nei feti, alla diossina, ha prodotto comportamenti maschili nelle femmine e femminili nei maschi. Il problema è che la diossina è nella carne, uova, latte, pesci di acqua-cultura, soprattutto laddove vengono riutilizzati scarti per la lavorazione dei mangimi. In Europa l’anno scorso l’hanno trovata in 117 lotti di guar gum, un additivo addensante che si mette negli yogurt, gelati, maionese, surgelati, integratori dietetici e prodotti senza glutine. Sia negli animali che nell’uomo, queste sostanze vengono immagazzinate e trattenute dal tessuto adiposo. Non è un problema solo di mozzarelle o verdura.”
. slavi giocavano a scacchi.
. scommettevano una cena a Burger King.
. l’uomo con la cicatrice sul volto ne ha vinte tre.
. l’ha fatto per la moglie e il figlio con la maglietta del Barcellona.
“Ogni mese è il mese più crudele per chi non sa sentire. Ogni mese è il mese più crudele per chi non ha più niente da dire.”
. in disaccordo con tante cose.
. in disaccordo sui giudizi espressi per esempio sul disco degli Yuppie Flu, è un album bellissimo, intenso, toccante e molto semplice. E invece vedo un sacco di dischi applauditi come capolavori e poi dimenticati nel corso di una stagione. Tutti si accodano al fenomeno del momento, e poi dopo poco tempo non c’è più nessuno che ammette di aver ascoltato quel gruppo. Per esempio quando ascolto alcune canzoni degli Editors, mi emoziono, anche se nel panorama “fighetto alternativo” contano poco o niente.
. e sempre a proposito di disaccordo, un bella merda è l’iniziativa del gruppo Espresso: “Tutto quello che hai scritto diventa un vero libro. Il tuo.” Semplicemente un’idiozia, un’abile mossa, una truffa. Vi prego, non cascateci. Noi che facciamo fatica a pubblicare, a trovare spazi, a far uscire dischi, girare film, esporre un quadro, lasciamo da parte per una volta le solite lamentele sui raccomandati, sui favoritismi, sull’amico dell’amico, sulle lobby…lo so, lo so che queste cose sono vere, condizionano il mondo…la vivo anche io questa condizione ma impariamo anche a farci un bell’esame di coscienza: spesso quello che produciamo fa schifo realmente, è di bassa qualità, impresentabile, mediocre, appena sufficiente…ma noi non lo accettiamo…abbiamo sempre una scusa…il rifiuto (se costruttivo, ma anche non costruttivo) può essere l’occasione per spronarci a studiare maggiormente, ad impegnarci, a crescere, senza per questo svendere la propria identità. Un piccolo esempio personale, tempo fa ho scritto un racconto, ero bello felice, lo mostro alla persona a me più chiara, che ha una capacità di giudizio incredibile e me l’ha smontato pezzo per pezzo…l’ho ripreso…ci ho lavorato sopra…alcune cose le ho mantenute, perché ci credevo, altre le ho cambiate…rifatte….e qualche frutto, forse lo ha dato….quindi?…è un discorso complesso, lo so bene…e so bene che finché ci saranno in giro personaggi del calibro di De Carlo, Baricco e le varie Scuole Holden/scuole di scrittura di sto’ cazzo, la merda crescerà a dismisura e i pertugi si restringeranno sempre di più (scusate per questi accostamenti dal retrogusto volgare)….e nemmeno i sogni avranno diritto di esistere.
...qui sotto c'è la locandina di una presentazione alla quale avrei dovuto partecipare col mio libro...non ci sarò invece...per motivi personali...che non ho voglia di rendere noto...e per l'orrore che mi assale se penso a parlare in pubblico...a presentare un libro...tra l'altro un libro che è passato.....davvero...e l'idea di salire su un palco....di sedermi a un tavolo....di rispondere....di chiarire...di leggere.....mi distrugge....mi annienta............non lo farò mai più.....mi sono bastate le volte che l'ho fatta....davvero...comunque se siete di quelle parti, andateci....andate dai miei amici Lisa e Gianfranco....davvero....sono delle persone in gamba...alle quali devo la mia vita....le mie speranze....il mio conforto....a loro va tutto il mio abbraccio caldo...fraterno....e sincero.....davvero...




...così...solo per ricordare alcune piccole cose...
le morti...
la paura dello straniero.
io ricordo sempre, che quando mio padre stette male la prima volta, fummo aiutati da due albanesi e un cileno accorse pure lui.....
.....quanta ipocrisia respirata al 1 maggio......e quanto è sempre più brutto il concertone di roma....spezzoni visti alla tv....ricerca di lavoro continua...con fogli...buste...mail.....ma qualche piccola buona notizia c'è....e fra poco comincerò a spedire anche il libro....il titolo è:
INTERVISTA AI PETER KERNEL

Dopo l’uscita del loro disco, recensito proprio su queste pagine, mi è sembrato naturale scambiare quattro chiacchiere con i Peter Kernel…e in particolare con Aris Bassetti, chitarra e voce, che, molto gentilmente, si è prestato a rispondere a qualche domanda.
Allora, innanzitutto chi sono i Peter Kernel? Figli/emanazione di El Toco
I Peter Kernel sono 4 quasi-ragazzi. Io (Aris) alla chitarra e voce, Barbara, al basso e voce, Däwis alla batteria e Anita alla seconda chitarra. Dico quasi-ragazzi perché, a parte Barbara, per il resto
facciamo media sui 30 anni. Gli El Toco erano la stessa cosa (tranne Anita), ma col nome sbagliato. Intendo dire che inizialmente ci sembrava carino adottare un nome del genere perché avevamo intenzione di fare musica più indirizzata verso le ambientazioni da film western. Inoltre siamo fans di Jodorowsky e del suo El Topo (1971). Ma i primi annunci sui giornali o in radio dei nostri concerti erano a dir poco devianti. "Trio el toco" in concerto. "El Loco" in concerto. Si rischiava di avere davanti gente che voleva sentir suonare latino americano, o qualcosa del genere. Non che disdegnamo quel genere, ma proprio non ci appartiene. Così... ad inizio 2007 arriva Anita. Si aggiunge una chitarra e noi ne approfittiamo per cambiare nome in qualcosa che rappresentasse meglio la piega che la nostra musica stava prendendo. Ecco che spunta il nome Peter Kernel. Un po' tedesco e comunque internazionale. Un'identità compiuta che fonde insieme 4 persone che a modo loro si sono già fuse assieme.Poi la pronuncia può essere Piter (inglese) o Petter (tedesco), è uguale.
Siete un gruppo per un quarto canadese. Ed è strana questa cosa, perché Canada e Svizzera, risultano fra i paesi meno conosciuti del mondo. Uno, per la vicinanza scomoda degli Usa, e l´altro, per il suo ruolo decentrato all´interno dell´Unione Europa con vicini altrettanto scomodi e possiamo dire, con una storia/cultura (di tutti i generi) millenaria. Come vivete questa situazione? Come si vive da "musicisti" in Svizzera? Quale è la situazione musicale in Svizzera e ci sono cantoni che offrono maggiori possibilità?
Credo che Svizzera e Canada siano invece molto conosciuti, ma per i soliti cliché. Il punto è che i cliché canadesi sono anche interessanti (boschi, laghi, orsi, ecc...) mentre quelli svizzeri sono
piuttosto imbarazzanti, come ad esempio le banche e il loro segreto bancario. Toglieteci il segreto bancario e finalmente forse la Svizzera non esisterà più. Scherzi a parte. Qui in Svizzera si sta bene. Quasi troppo. Al punto che appena metti piede fuori dalle certezze che ti offrono qui, sei disorientato. Anche musicalmente il discorso non è molto differente. La Svizzera non si è mai distinta per proposte eclatanti, a parte forse The Young Gods o i Celtic Frost (per citarne due molto
conosciuti). Certo, ci sono altri aristi svizzeri che si son fatti conoscere all'estero, ma sorvolo.
Penso che uno dei motivi per cui la Svizzera è un po' nascosta musicalmente sia anche il fatto che non c'è una vera scena forte (parlo soprattutto di quella "alternativa"). Ci sono buoni gruppi un
po' ovunque in svizzera, ma non penso si possa parlare di una scena. E se una scena è anche perché non c'è una grande cultura musicale. Siamo molto (troppo) legati alla tradizione. Alle canzoni popolari, da cantare alle grigliate in montagna, d'estate. Troppo chiusi in noi stessi. Le cose un po' diverse spaventano gli svizzeri. È anche per questo che è difficile trovare gli spazi giusti dove proporre un certo tipo di musica. E il fatto che siamo così in pochi fa si che ci si conosce tutti. E questo non aiuta molto ad un confronto serio con un pubblico che non sia troppo di parte.
Il livello delle manifestazioni che si tengono nella Svizzera italiana rasenta il ridicolo. Concorsi su concorsi dove vinci se hai sotto al palco tanti amici che ti applaudono. Questo genere di eventi fa sì che molti gruppi si chiudono in cantina solo in previsione di parteciparvi. Triste. Come trovo triste mettere in gara la musica. Ma la maggior parte di questi problemi non esistono solo in Svizzera.
Per arrivare al disco, da dove arriva la scelta del titolo HOW TO PERFORM A FUNERAL?...e quell´immagine di corpi stretti in magliette bianche, che sembrano muoversi al ritmo della musica?
Io ho un problema al cuore. Va fuori tempo, è velocissimo e ho dei battiti in più. Questa cosa è stancante e spesso mi butta giù. Ho scoperto che l'unica cosa che mi fa star meglio (anche fisicamente) è suonare. E infatti se senti i pezzi, noterai che non andiamo mai velocissimi. Questo perché i ritmi che facciamo, mi permettono di sincronizzare il cuore in modo rilassante. Forse a te sembra una stronzata, ma a me ha cambiato la vita. Proprio nei momenti giù, ho passato molto tempo a pensare al funerale; ma non perché volessi morire, anzi. Mi chiedevo che cosa significasse
per me e per gli altri del gruppo. Questo anche perché quando provavamo i pezzi mi sembravano così cupi... roba da suonare ad un funerale. Anche se per finire non è vero. Con il disco si voleva segnare un passaggio da un periodo più giù a uno migliore (non per forza su). E quando chiudi un periodo ne inizia un altro. La vita e la morte sono inscindibili. Ecco come si fa un funerale. Ecco come nasce qualcosa. A modo e visione nostra. Chiamalo pure HOW TO PERFORM LIFE. Non è diversa l'idea. Dentro ci stanno tutte le esperienze vissute, i ricordi, le cose belle e quelle brutte.
Perciò, a un certo punto abbiamo deciso di metterci in gioco. "Immortaliamo questo momento su disco. Mettiamoci in gioco. Sentiamo che pensa la gente." Abbiamo quindi tentato un sacco di strade per le foto del disco. Volevamo rappresentare al meglio un momento determinato. Ad un certo punto l'idea era di immortalare l'impatto della nostra faccia con una superficie. Così ho avuto la bella idea di fare un tuffo che mi ha procurato un trauma al collo. Per colpa di questo abbiamo dovuto spostare giorni di mix del disco. Questa cazzata la pago ancora adesso. In concerto infatti devo stare attento a stare piuttosto fermo altrimenti ho un dolore allucinante. Poi un giorno, come quasi tutti i fine settimana, eravamo a casa a fare magliette, foto, video, ... e dopo alcuni bicchieri di vino abbiamo iniziato a fare tutta una serie di foto che avevano per fil rouge il bianco e una certa idea di purezza e nudità. Il bianco, che nella nostra cultura è il contrario del nero, la morte. È lì che
abbiamo capito che quella foto doveva essere la copertina. Nella foto sono Barbara e Anita.
Come è nato questo disco? Un processo collettivo oppure no? Per esempio i testi come nascono?
I pezzi del disco li abbiamo suonati molto dal vivo. E rispetto alle prime versioni, alcuni sono anche cambiati parecchio. Questo perché dal vivo comprendi meglio dove tagliare o allungare, dove spingere e dove sollevarsi. E un lavoro lungo e a volte anche frustrante. Soprattutto quando decidi di lasciar fuori delle parti che trovi interessanti, ma che per l'autonomia del pezzo intero sono superflue. Ma devo dire che il punto di partenza dei pezzi è molto libero. Solitamente esce un'idea improvvisata su un mezzo giro pensato. Non componiamo nulla a casa. I testi sono scritti per la maggior parte da Barbara e un po' da me. Non sono testi che vogliono spiegare la verità assoluta su qualcosa o che hanno la benché minima pretesa di essere belli. Parliamo di ciò che ci va. Anche se può sembrare stupido. C'è poca gente che scrive bene, c'è una marea di gente che vorrebbe scrivere bene e c'è chi non cerca di scrivere bene, noi. Se poi succede che un testo può sembrare profondo vuol dire che voleva essere profondo per noi. Significa che c'è stata una sorta di
sincronizzazione di vite ;)
Si respira un´aria gelida e di freddezza spigolosa nei brani, ma alla fine, dopo aver ascoltato il disco, ci si sente sudati, feriti. Se vi dicessi che sembrate una sorta di gruppo fantasma che ti
colpisce senza che tu possa mai vederlo, cosa mi rispondereste?
Statisticamente la Svizzera è uno dei paesi con il tasso di suicidi tra i più alti. Questo per dire che viviamo in un posto che ti mette una certa inquietudine per come è tutto così apparentemente a posto. E il mondo in generale non se la passa bene da un sacco di tempo. Come puoi far finta di nulla? E poi le cose troppo allegre sono sospette. Siamo feriti e probabilmente i brani infliggono ferite perché siamo sensibili a ciò che accade. Anche se sta dall'altra parte del mondo.
E dirvi che siete un gruppo sexy, nell´accezione più alta del termine, ma anche più sincera...sbarazzina?
Stai parlando di Barbara e Anita.
E per la solita domanda, noiosissima, ma necessaria per chi vuole avvicinarsi alla vostra musica, quali sono i gruppi-tendenze artistiche a cui fate riferimento? E a quelli che malignamente possono dirvi, mi sembrate i soliti Sonic Youth/Blonde Redhead, cosa rispondete?
Sai, è strano che mi dici i sonic perché non è un gruppo a cui mi sento particolarmente vicino. Non mi toccano l'anima. Intendiamoci: mi piacciono tutti e due, e magari inconsciamente qualcosa della loro musica ci ha penetrato, ma ci sentiamo toccati dentro da cose come Can, Blondie, De André, France Gall, Serge Gainsbourg, Battisti, Morricone, The Animals, Velvet Underground, e le solite cose... E alla fine è bello che ognuno ci vede quello che vuole nella musica. Anche se quello che ci vedi non ti piace o non ti interessa.Noi siamo molto influenzati dalle dinamiche relazionali interne al gruppo per comporre. Tendenzialmente cerchiamo di avere un approccio pop, perché ci piace canticchiare le canzoni.
Parallelamente alla musica portate avanti un discorso visivo, fatto di video e splendidi poster/magliette dalla grafica impeccabile. Quindi i Peter Kernel non sono solo musica?
Assolutamente no. Io sono grafico, Barbara è videomaker, Däwis fa animazione tridimensionale e Anita ripara orologi (ah ah cliché). Questo significa che per noi è importante anche tutto ciò che ruota attorno alla musica. E siamo persone con uno spiccato senso pratico.
Uscite per On The Campers, che è in pratica è una vostra creatura. Come è nata questa esperienza? E dei gruppi che distribuite/producete cosa ci potete dire? Ad esempio, per il sottoscritto, i Kovlo sono un grandissimo gruppo, che meriterebbe maggiori applausi di quelli che
già riceve. E i rapporti con le altre realtà del mondo indie-alternative? E con la rete?
Per il discorso che ti facevo prima della provincialità dei gruppi qui da noi, abbiamo deciso di mettere un po' in luce almeno ciò che (secondo noi) c'è di buono nella regione. Abbiamo così creato On the camper. Che è un po' etichetta, un po' studio grafico, ma soprattutto un sacco di cene e bevute con tutti i gruppi dell'etichetta. On the camper non produce nessuno dei gruppi che propone, perché non ha soldi. Semplicemente mettiamo a disposizione le competenze di ognuno
per aiutarci nella grafica, video, e registrazione di demo (abbiamo un piccolo studio di registrazione gestito da Yuri dei Just a Usual Day).Ti faccio un veloce exposé di ciò che sta accadendo in casa On the camper:
I Kovlo sono un gran gruppo che ha appena fatto un gran bel disco, e come dici tu stanno raccogliendo buoni consensi. So che si stanno preparando per dei live.
I Just a Usual day stanno concludendo la stesura di 8-9 pezzi che finiranno su un disco che penso uscirà quest'anno.
Per l'estate abbiamo due dischi in uscita. Quello di Lonesome southern comfort company che sarà un bel disco intimo e viscerale. Anche perché la voce di John è paurosa. John che è anche
colui che guida il progetto Far from the madding crowd. Un progetto che a quanto pare sta leggermente cambiando direzione musicale. Non so nemmeno io cosa ci faranno sentire.
L'altra uscita estiva è una demo. E loro sono gli A Minute There. Un gruppo di tre giovani sbandati.. eh eh eh. Favolosi.
Ci sono poi i Technicolors che in questo momento si sono "ritirati" per preparare un sacco di materiale nuovo. Sempre veloce e sempre teso.
E poi c'è un progetto che si chiama Humus and Umus che mi vede alla batteria, assieme a Ronco (al basso). Quest'anno faremo uno split con un altro duo. Non so quando e non so come.
Più o meno è tutto.
Per quanto riguarda invece i rapporti con altre realtà indie... non so che dirti. In rete chiaramente abbiamo preso molti contatti. Myspace ci serve a quello. Myspace mi fa schifo, ma mi permette di organizzare concerti.
E il rapporto con la dimensione live com´è? Per esempio sembra che Barbara assuma un´aggressività maggiore e che il gruppo sia più scanzonato, più disteso rispetto al disco.
Domanda aperta, per chiudere tutto: scrivete/dite quello che volete.
Grazie di cuore per l'interesse e baci.
Adesso scappo. Stiamo finendo un pezzo nuovo: Frit Zo.Ah ah ah dici?
Willy Vlautin, Motel Life.
Marco Parente, Testa, dì cuore.
Bruce Springsteen, The Ghost of Tom Joad.
Libro finito.
Si andrà a stamparlo e si cercherà fortuna.
Lo spero.
Non ho molta voglia di parlare.
O di scrivere altro.
Ciao.
and
“Piangi nella notte
Cosicchè nessuno ti veda
Ridi nella notte
Cosicchè nessuno capisca
Pochi passi a piedi nudi
Sulla terra fredda
Ti riportano al mattino
Non senza fatica
Anche oggi…
…e anche domani.
Apri gli occhi
Verso la guarigione…” (La Guarigione, Marco Parente)
oggi
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